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Le tre fasi del pensiero

Nietzsche

Prima fase del pensiero di Nietzsche:
Da ricordare l’influsso di Schopenauer da cui inizialmente assimila i principi: l’idea che al di sotto della vita vi è una volontà (praticamente l’inconscio, non ancora oggetto di studio); che il compito del filosofo è “alzare il velo”, far capire agli uomini come l’apparente razionalità e organizzazione sociale e dei pensieri, sono una marionetta nelle mani della vita che indipendentemente dalle sue manifestazioni individuali ne fa un unico fine: perpetuarsi. Schopenauer afferma che è necessario per l’uomo rendersi consapevole di questa volontà oscura, che governa le sue azioni, per liberarsene, dire No! Alla vita. Nietzsche ha assunto i suoi principi, ma in modo positivo, nella prima ed ultima opera sistematica “la nascita della tragedia” in cui và alle origini del pensiero occidentale e fa vedere come esiste un grande rimosso, un nucleo che non è stato sviluppato dalla filosofia platonica. La vita è lo spirito motore, e questo sarà l’intento di Nietzsche, riportare alla luce questo rimosso.

Seconda fase del pensiero:
Abbandono degli aforismi, romanzi, del pensiero poetante, in quanto il trattato è una manifestazione chiara di un’opera sistematica, ordinata razionalmente, costruito secondo uno schema definito che corrisponde ai canoni della verità che N. vuole combattere.

Fase illuminista
Opere come “gaia scienza”, “umano troppo umano” “aurora” , nelle quali N. smonta le certezze della cultura del suo tempo. La sua critica è da intendersi illuminista perché è una rifondazione radicale della filosofia contemporanea (è stato illuminato dalla lettura di Shopenauer e dall'a’colto delle opere di Wagner) e precede una fase di natura distruttiva, filosofia del martello, dove smonta, scardina, i presupposti teorici della filosofia occidentale.
Nella
Gaia scienza, c’è un analisi del pensiero scientifico in senso lato: i motivi polemici della scienza come verità assoluta, la religione, la morale, le nozioni di storia, la nozione di soggetto, di uomo. È la prima opera aforismatica: sono brevi aforismi tendenzialmente sconnessi l’uno all’altro, in cui vuole riprendere la dimensione eraclidea (Eraclide rifiuta ogni dogma della verità, ogni fissazione, la vita è un eterno circolo-ritorno, tutto passa).
Nella
genealogia della morale studia lo sviluppo della morale; la sua riflessione morale e religiosa, nasce dalla paura di guardare in faccia la realtà, la tragicità della vita, il suo essere finito, l’assenza dello scopo esterno; mette in luce l’insicurezza dell’umanità. La massima proiezione e la più alta menzogna è la verità, in particolare quella cristiana, in cui si concentrano quelle istanze di perfezione, onnipotenza, omniscenza che sono per N. “proiezioni del desiderio umano di diventare Dio”. Dio è la massima menzogna che è insita nell’uomo; poiché la società e la storia nascono dalla concretizzazione del bisogno di verità, di costruirsi delle regole, delle leggi, che ci permettono di proteggerci dalla tragicità della vita.
Dalla critica della religione deriva una serie di conseguenze che si esplicano nel campo della critica della cultura ecclesiastica (monacheismo: privarsi di tutto per avere tutto).

Il pensiero di N. non bisogna intenderlo come una esaltazione edonistica; tutto il sistema sociale, la storia dell’umanità, è la storia di questa menzogna: l’uomo ha costruito la verità assoluta (scienza, religione, economia, morale,), dimenticandosi poi di averle costruite. Ha costruito il bisogno di sicurezza, preferisce essere schiavo di regole, piuttosto che assumere su di sé la responsabilità personale delle proprie azioni. Nella genealogia della morale esamina queste problematiche.

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