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Psicoterapeuti umanisti
1884- 1939
Ogni opera d'arte è,
così come il sogno e i sintomi nevrotici,
l'adempimento velato di un desiderio represso, rimosso,
e i desideri consistono nel formare
il momento ideale dell'opera d'arte
Psicoanalista austriaco, aassistente di Freud, è stato uno dei precursori della terapia orientata verso il cliente rapportandosi con i suoi pazienti in modo autentico ed egualitario.
L'artista secondo Rank
Nel saggio "L'artista", Rank tenta di trovare dei punti di contatto con la psicoanalisi e con l'arte e in particolare con l'uomo di genio, poeta, scrittore, artista.
La vita dell'artista, secondo lo psicologo austriaco, è diversa dagli altri uomini per il fatto che si addentra in maniera più particolareggiata nella propria interiorità per poi sfociare in una produzione artistica. Partendo dallo studio di Freud, secondo il quale l'isteria è una manifestazione di una rappresentazione privata della sua potenziale forza d'eccitamento, Rank arriva a sostenere che tale forza potenziale è possibile esprimerla in altri modi mediante un processo somatico detto "conversione". Freud indicava nel sogno lo spazio virtuale dove rappresentare tutto il materiale rimosso ed ogni uomo, indistintamente, possiede tale patrimonio che porta e stimola a sognare. La nevrosi è sempre un compromesso come del resto lo è anche il sogno e, analogamente, lo è anche l'espressione nell'opera artistica, un compromesso inteso ad ottenere un risparmio di dispiacere ed un guadagno di piacere. Le pulsioni, quelle sessuali, se represse possono determinare stati nevrotici viceversa se manifestate in modo compulsivo possono sfociare in perversioni e tramite il sogno diviene possibile una via di mezzo che con il tempo si perfeziona manifestandosi, in maniera sempre più arguta, intellettuale ed umoristica, in altre parole si crea del materiale fertile per una produzione artistica; artista lo è il filosofo (che analizza il proprio dolore interno con obiettività, da spettatore), il drammaturgo che vive il suo struggimento attraverso i propri personaggi e il religioso il quale esperisce tale momento personalmente. Rank distingue due prospettive dell'arte a seconda se viene prodotta o fruita. L'uomo non artista ma amante della cultura e di tutto ciò che è legato all'arte, sublima le proprie pulsioni che in tal modo vengono represse proprio come fa l'artista con la propria produzione. In ogni caso si tratta di una sorta di liberazione delle resistenze che, a differenza del nevrotico, che vorrebbe ma non riesce, determina una affrancazione dalle sensazioni penose: l'artista, infatti, gode nel produrre la sua arte come del resto anche nelle forme di interpretazioni che vengono manifestate su di essa. Il dispendio energetico risulta differente, però, dal fruitore dell'arte rispetto a chi l'ha prodotta. Quest'ultimo, infatti, deve compiere uno sforzo psichico non solo per sé ma anche nei confronti di chi dovrebbe godere dell'arte e lo sforzo più grande lo compie il poeta:
" il poeta li sovrasta tutti; l'arte del poeta deriva da forti rimozioni e non è una semplice abilità bensì più intellettuale e spirituale". Il poeta è colui che si dovrebbe avvicinare maggiormente alle pulsioni originarie.
Il doppio
Ogni soggetto si confronta con il proprio doppio ovvero con l'immagine di sé stesso. Cosa avviene dopo? L'immagine sparisce oppure si entra in tacito patto con essa e il soggetto, solo lui, può vedere o percepire la sua presenza. Realizza i suoi desideri più reconditi ma può anche uccidere il soggetto o condannarlo ad un fallimento e così l'uomo spesso è portato ad uccidere il suo doppio ma in realtà è come se uccidesse sé stesso. Ma l'uomo non può uccidere il proprio passato. Rank nel suo libro cita alcuni esempi di doppio riportati da illustri scrittori, fra i quali Oscar Wilde nel ritratto di Dorian Gray: "l'adorazione iniziale per la propria bellezza cede lentamente il passo al disgusto per il proprio IO, frantumando lo specchio". Maupassant combatteva contro il nemico interiore rendendosi comunque conto della scissione interiore: "scrivo perché sento e soffro di tutto ciò che esiste perché lo conosco fin troppo bene e soprattutto perché io, senza poterlo godere, lo vedo in me stesso, nello specchio dei miei pensieri.