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Filosofi e prassi
CRITICA DELLA RAGION PRATICA
Pratica per Kant significa Azione, prassi, praxis, dove per azione si intende l’azione morale. Nella sua tomba è presente il presente epitaffio: “il cielo stellato sopra di me la legge morale dentro di me”. Il significato è lampante. Il cielo è dato, visibile, sopra, la legge morale è presente in noi, indipendentemente da regole e imposizioni.
Kant distingue le azioni in massime e imperativi. Le massime sono quelle azioni abitudinari, comportamentali in genere indipendenti dalla morale: prima di dormire prendo la camomilla.
Gli imperativi possono essere del tipo “SE” (se prendo la camomilla dormo meglio) oppure categorici. Quelli categorici fanno parte del motore morale che l’uomo ha dentro di sé con il quale capisce che non si deve ammazzare né rubare, ad esempio. Han carattere di universalità e sono sempre validi e sottostanno alla regola d’oro: “non fare agli altri quello ciò che non vuoi fosse fatto a te”.
CRITICA DELLA RAGION PURA
La critica della ragion pura è relativa al discorso della conoscenza. Il filosofo distingue la cosa in sé (noumeno) dalla cosa che appare. Tutto ciò che percepiamo non è la cosa in sé bensì la cosa come appare filtrata dai nostri sensi. I fenomeni vengono carpiti dai nostri sensi mediante delle categorie mentali uguali in tutti gli uomini (ecco perché tutti vediamo le stesse cose), le più importanti delle categorie sono Spazio e Tempo. E’ come se fossero dei cassettini in cui vengono allocate delle qualità delle cose che si stanno vedendo. Qualsiasi cosa non è pensabile non considerarla allocata in un tempo e in uno spazio. Poche spazio e tempo sono delle categorie universali, sempre valide e presenti, che esulano dall’esperienza. Siamo nell’ambito dei fenomeni percepiti così come sono senza alcuna elaborazione mentale e senza farne alcuna esperienza ma tale ambito può essere la base di partenza per una successiva elaborazione. Fintanto che non avviene ci ritroviamo nel contesto kantiano dell’estetica trascendentale.
Una seconda fase subentra un motore particolare, l’intelletto, che inizia a macinare del materiale, ovvero quanto ha percepito. Nel momento in cui si attiva questo processo subentra l’ambito della logica trascendentale. La logica trascendentale è di natura positiva (analitica trascendentale) quando l’intelletto inizia a collocare i fenomeni nelle categorie spazio e tempo e in altre 12 categorie mentali tra le quali le più importanti sono quelle di causa ed effetto. Tale allocazione serve per sottoporre a riflessione quanto i sensi hanno percepito. Esiste una super categoria mentale, l’IO PENSO, che ha la funzione unificatrice di tutte le esperienze ed è detta anche “forma generale della coscienza”.l’intelletto ha, talvolta, la presunzione di macinare materiale in modo da arrivare alla totalità per questioni in cui non è possibile trovare delle soluzioni definitive. E a forza di macinare materiale a vuoto si dice che la ragione si dialettizza (dialettica trascendentale); questo avviene quanto l’intelletto pretende di affrontare questioni sull’idea di anima, di mondo e di Dio.