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Holderlin

Il movimento romantico





A quest’altezza, spesso, mi sollevo, mio Bellarmino.
Ma un attimo di meditazione mi abbatte giù!
Io rifletto e mi ritrovo com’ero prima, solo,
con tutti i dolori di ciò che è mortale,
e l’asilo del mio cuore, il mondo eternamente uno, dileguato.
La natura chiude le braccia ed io sono come uno straniero
dinanzi a lei e non la comprendo.


Iperione

(Holderlin 1770 - 1843)


Nella poetica di Holderlin il sentimento di irraggiungibilità e del senso di appartenenza al tutto-infinito, tipico del movimento romantico, è espresso nell'amore per la grecità, per la natura e per la bellezza in senso molto ampio: nell'arte e anche nella filosofia.

Iperione è il suo grande capolavoro, un romanzo di formazione redatto sotto forma epistolare in cui si raccontano le vicende del protagonista alla ricerca di quella perfezione e bellezza del mondo greco antico con l'amara consapevolezza che ormai, purtroppo, non è possibile più trovare. Quella di Iperione è una forte critica, nei confronti dell'uomo moderno, che ha perduto il senso dell'armonia e della bellezza e che dovrebbe rintracciare, poeticamente, nel mondo degli antichi greci.

Il senso di impotenza, ma nello stesso tempo di desiderio, di raggiungere e uniformarsi all'infinito, tipico del movimento sturm und drang si rileva già nelle prime pagine del libro:

Tutto il mio essere tace e si tende, quando il soave alito dell'aura scherza col mio petto. Sperduto nell'immenso azzurro il volgo spesso lo sguardo nell'alto etere e giù nel mare sacro e sento come se uno spirito affine mi tendesse le braccia, come se il dolore della solitudine mi si sciogliesse nella vita degli dei. Essere uno con il tutto, questa è la vita degli dei, è il cielo dell'uomo. Essere uno con tutto ciò che vive, tornare, in un beato divino oblio di sé, nel tutto della natura. Essere un uno con tutto ciò che vive! Con queste parole la virtù depone la sua corazza corrucciata, lo spirito dell'uomo depone lo scettro e tutti i pensieri si dissolvono innanzi all'immagine del mondo eternamente uno.

A cotanta speranza si aggiunge la tristezza e lo struggimento per l'irraggiungibilità di divenire tutt'uno con l'infinito:

A quest'altezza, spesso, mi sollevo, mio Bellarmino. Ma un attimo di meditazione mi abbatte giù! Io rifletto e mi ritrovo com'ero prima, solo, con tutti i dolori di ciò che è mortale, e l'asilo del mio cuore, il mondo eternamente uno, dileguato. La natura chiude le braccia ed io sono come uno straniero dinanzi a lei e non la comprendo.

Dopo una breve riflessione nostalgica sulla purezza della fanciullezza e del loro mondo spensierato, Iperione prende atto della necessità di allontanarsi dal mondo dell'adolescenza per intraprendere un viaggio che lo porterà a conoscere usi e costumi dei popoli colti e di questo farne esperienza.

Va anzitutto a Smirne - disse mio padre-, imparavi le arti del mare e della guerra, apprendi il linguaggio dei colti e le loro istituzioni, le loro idee, i loro costumi ed usi, fa esperienza di tutto e scegli il meglio. Impara un po' di pazienza - aggiunse mia madre - . E' delizioso quando si fa il primo passo fuori dalle barriere della giovinezza!

Iperione nel suo peregrinare sperimenterà anche il sentimento dell'amicizia incontrando un uomo durante il suo cavalcare:

Io già intimamente staccato da tutto, così, con tutta l'anima, straniero e solitario tra gli uomini, già così accompagnato nelle più care melodie del mio cuore dal riso e dalle beffe dal mondo; io, l'antipatia di tutti i ciechi e di tutti gli storpi e tuttavia per me stesso troppo cieco e troppo storpio a mia volta a me stesso, anzi, così profondamente molesto in tutto ciò che, anche solo da lontano, mi rende affine ai troppo saggi e ai sofisti, ai barbari e ai belli spiriti e così pieno di speranza, così pieno dell'esclusiva aspirazione a una vita più bella..non dovevano i due giovani abbracciarsi in un infrenabile impeto di gioia?

In dirittura di conclusione Holderlin, nel suo romanzo, sottolinierà la bellezza, altro tema fondamentale del movimento romantico insieme allo struggimento per ciò che appare irraggiungibile, in una pagina di rara splendore:

La prima figlia della bellezza umana, della bellezza divina è l'arte. In essa l'uomo divino ringiovanisce e si rinnova. Egli vuole sentire se stesso e perciò pone di fronte a sé la sua bellezza.
La seconda figlia della bellezza è la religione. Religione è amore per la bellezza. Il saggio ama proprio lei, la infinita, che tutto abbraccia. La poesia è l'inizio e la fine di questa scienza. L'uomo che almeno una volta nella vita non ha sentito dentro di sé la pura e piena bellezza che non ha mai conosciuto come solo nelle ore dell'entusiasmo tutto si accordi intimamente, quell'uomo non diventerà mai un uomo che dubita filosoficamente, il suo spirito non è fatto per demolire e tanto meno per costruire. Perché, credetemi, chi dubita trova contraddizioni e difetti in tutto quello è stato pensato solo perché egli conosce l'armonia della bellezza compiuta che non è mai pensata. Ora si poteva definire, il tutto esisteva: il fiore era fiorito, ora si poteva scomporre le parti. Il momento della bellezza era diventato noto agli uomini, esisteva nella vita e nello spirito, esisteva l'infinitamente unito.

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