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Adler

psicologia umanistica

1870-1937


La nostra comprensione dei problemi singoli e della psicologia della nevrosi è talmente legata ai rispettivi metodi individuali di osservazione tant’è che si può affermare: “ogni ipotesi, benché nata da conoscenze singole, ci dà l’immagine dell’ampiezza, delle vedute e dei limiti della conoscenza della persona che fa le ricerche. La psicoterapia è una professione artistica. L’analisi di sé stessi, paragonabile all’autoritratto, non offre alcuna garanzia per l’indagine spregiudicata se non altro per il fatto che essa si ottiene con i mezzi limitati di una personalità o di due personalità e il punto di vista individuale non ammette sé stesso o gli altri, come individuali".



Prima di Adler la psicologia era considerata una branca della filosofia piuttosto che della medicina e non si capiva bene come comportarsi di fronte ad un sintomo in cui non era possibile riscontrare nessuna disfunzione organica; in tal caso il paziente veniva dichiarato semplicemente “malato di mente”:

Se ad una persona che soffre di una malattia mentale si dicesse “ lei è solo malato di nervi” è come se vedendo una persona per terra con la gamba spezzata si lasciasse senza alcun aiuto dicendo “lei ha una gamba rotta, continui per la sua strada”.

Dopo un primo periodo di chiusura e diffidenza da parte degli accademici del tempo, per le teorie di Adler, nel settembre 1931 il consiglio comunale di Vienna appoggiò la teoria adleriana della “
psicologia individuale”.


La psicologia individuale deve essere alla portata di tutti quelli che vogliono servirsene, non deve avere nulla in comune con altri movimenti perché impedisce ad altre persone con altre convinzioni di partecipare a ciò che essa può offrire.

Lo scopo della psicologia individuale è sempre il bene di tutti, mai di una parte, ed è naturale che giudichi con comprensione anche l’operato degli altri. La verità assoluta non esiste ma, secondo Adler, è da prendere in seria considerazione qualsiasi movimento che promuova il benessere per tutti. Egli fu un umanista, modesto e pieno di speranze, scettico ed idealista. Il suo compito non fu quello di portarci oltre noi stessi ma di insegnarci ad essere noi stessi. Mentre i medici tendevano a curare la malattia piuttosto che il malato Adler perseguì l’obiettivo di dimostrare che dietro ad ogni malattia esiste una predisposizione. Ciò spiega, ad esempio, come taluni sono più esposti rispetto ad altri a contrarre malattie infettive.

Adler sostiene che già nell’infanzia è possibile riscontrare dei tratti singolari che nell’insieme denotano il tratto unitario totale; nel mondo degli adulti, invece, si può prendere come esempio gli artisti che propongono distintamente tutti i tratti della loro personalità tale che lo spettatore possa comprendere la personalità individuale nell’insieme. In qualche modo è come se l’artista suggerisse il suo tratto unitario che poi altro non è che il suo proprio fine:

La meta/il fine: Questo modo di considerare la vita psichica degli uomini non presenta nulla di ardito o insolito; spicca particolarmente nella psicologia infantile ma gli artisti, i pittori, gli scultori, i musicisti e più i poeti, hanno il compito essenziale di rappresentare nella loro opera, tutti i piccoli tratti della loro figura tale che lo spettatore possa comprendere da quelli le linee fondamentali della personalità e che possa essere in grado di ricostruire ciò che l’artista aveva prima nascosto, mirando a un suo fine. Particolarmente per la vita nella società la vita senza preconcetti scientifici è tanto importante conoscere quale sia la meta di un fenomeno; è opportuno sottolineare che è impossibile crearsi un’opinione su un fatto senza avere afferrato una linea che sembra unire tutti i fenomeni psichici di una persona fino alla sua meta fittizia. Se conosco la meta di una persona posso prevedere cosa succederà: se una persona corre verso casa posso immaginare il portamento e l’espressione di una persona che rientra a casa. Si scopre così una regola fondamentale: “non siamo in grado di sentire, di volere, di agire, senza avere in mente una meta”. Ovviamente per chi vuole accostarsi ai fenomeni senza alcuna premessa il significato più profondo rimarrà occulto. In analogo modo si può dimostrare che tutti i movimenti psichici ricevono la loro direzione da una meta prestabilita. In altre parole: la vita psichica dell’uomo è in funzione del quinto atto , come un attore creato da un buon autore drammatico. Un soggetto affetto da disturbi della memoria verrebbe additato dalla psicologia classica come “deficienza congenita della capacità d’attenzione”. Secondo la psicologia individuale, invece, ci si chiede a cosa si vuole tendere con un simile atteggiamento ad esempio che nel voler evitare una qualche situazione. Smascherare tali “tendere a”? con i cosi detti ”arrangement” a cui il paziente si affida e costruisce, accentuando debolezze fisiologiche generali e facendole passare per sofferenze personali. Più importante della disposizione oggettivo è la valutazione soggettiva. Il miglior modo di comprendere i fenomeni psichici consiste nel considerare che l’uomo per natura tende ad una meta di superiorità; ciò è riscontrabile nei grandi pensatori , negli artisti, ma anche di chi vuole essere padrone a casa sua, l’innamorato nei confronti delle scelte della propria amata, nel sentirsi (e volersi sostituire a Dio). Questa meta di superiorità che ci guida è la premessa della nostra vita: essa ci detta l’atteggiamento da assumere, ci insegna a fare delle distinzioni, ci dà sicurezza e ci insegna a prevedere ma , nello stesso tempo, ci toglie ogni immediatezza di sentimento e tenta costantemente di alienarsi con la realtà facendosi prendente la possibilità di violarla. L’aspetto fenomenologico di questa naturale tendenza umana è rilevabile, presso i nervosi che mirano ad un ideale di superiorità, nel sminuire e svalutare gli altri.

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