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Letture dell'esistenza
Un immenso zibaldone che Valèry scriveva dalle quattro alle sette del mattino per "guadagnarsi il diritto di essere cretino per il resto della giornata". Un'opera monumentale, non sequenziale ma a tema, dove ognuno, son certo, potrà trovare ottimi spunti per degli esercizi filosofici.
E' infatti estremamente difficile non sottoporre a riflessione e contestualizzare nel presente, fornendo pertanto tutta la loro validità attuale, i pensieri del grande saggista e poeta francese.
Diretto, ironico, tagliente, Valèry spiazza con i suoi aforismi e pensieri ma tutt'altro da apparire scontato e banale. Lascia, invisibilmente, i punti di sospensione, per tutti coloro che non amano far girare a vuoto la ragione. La materia prima la fornisce lui!
Non sarebbe possibile amare quel che si conosce completamente. L'amore si rivolge a ciò che nel suo oggetto è nascosto. L'innamorato intuisce il nuovo: la sua novità si riverbera su tutto. La sensazione peculiari dell'amore esulano dalle leggi dell'abitudine. Non possono mai passare inosservate.
Ciò che è amato è, per definizione, in qualche modo sconosciuto. Io ti amo, dunque, non ti conosco. Pertanto ti costuisco e tu mi disfi. Faccio la mia dimora, la mia tela, il mio nido, un tessoto d'immagini per viverci, per nascondermi a mè stesso.
Notare come il saggista francese rivela quella che è la vera essenza della passione: amare l'idea dell'amore. La passione è letteralmente costruita dagli innamorati che desiderano fuggire alle abitudini e cercano di amarsi innalzando una dimora di fantasie e idealizzazioni che, ovviamente, nel momento in cui non trovano riscontro nella realtà, rivelando la vera natura delle persone, è destinata a sciogliersi. Ecco perchè si ama lo sconosciuto, il non visibile.